ESISTE UN BILINGUISMO CHE NON SIA ARTIFICIALE?
di Alberto Berger – venerdì 30/07/10
E’ il titolo di un articolo di Toni Visentini sul Corriere dell’Alto Adige, nelle lettere “da parte del cittadino”.
Il titolo mi scuote, mi provoca, mi induce a sottolineare, anche se con ciò non attribuisco nessuna ispirazione negativa al giornalista. Lo sviluppo del suo articolo va in una direzione.
Io riprendo solo il titolo per analizzarlo.
Bilinguismo è bilinguismo: nel significato più naturale si intende con ciò la capacità di potersi esprimere in due lingue diverse. I parlanti autenticamente bilingui hanno una forte impronta di entrambe le culture.
L’artificialità di un bilinguismo sembrerebbe quindi nel non essere immersi nelle culture di un territorio “la terra lungo l’Adige e tra i monti – das Land an der Etsch und im Gebirge” tipicamente culla di culture, tradizioni, idiomi linguistici, raggruppabili in un tipico convivere di un reale, ancorchè spesso non “sentito” essere così bilingue ( trilingue ).
E si ritorna quindi alla condivisione personale in un “sentirsi parte” di una culla culturale diversificata, ricca di sfumature, di storia, quindi ad un “senso di appartenenza”, che noi chiamiamo Athesino.
Ma se siamo così in grado di definire il sentirsi e l’essere realmente bilingui, ponendo l’accento alla cultura e all’appartenenza, ci chiediamo come possiamo sentirci realmente parte di un mondo così bilingue naturalmente in equilibrio.
La risposta non viene dalle famiglie miste, da quelle famiglie nelle quali le diverse lingue, ma anche i diversi sentimenti, la diversa appartenenza, le diverse tradizioni si sono unite?
E la famiglia ha come funzione primaria proprio quella di riprodurre la società, da un punto di vista biologico, ma soprattutto da un punto di vista socio-culturale.
La domanda che quindi mi pongo non è se esiste un bilinguismo non artificiale, ma se esiste un senso di appartenenza al mondo bilingue così come da me ora descritto.
Quindi se riusciamo ad individuare un gruppo. Non etnico, lo sottolineo, ma un gruppo che si senta realmente immerso nella nostra terra.
Per me è il gruppo degli Athesini convinti.
Alberto Berger – laboratorio Athesis