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Da Mitteleuropa a Paneuropa

di Renzo Segalla -   mercoledì 21/07/10

 

    Ho letto e riletto la lectio magistralis del professor Eugen Galasso, mistilingue doc, in

http:/www.athesis.bz.it/content.asp?contentid=2978 e mi accingo a “metabolizzarla” a partire dalla 1. parte lettera A)

    Mittel Europa, voce diffusa  nella terminologia tedesca nell’altro secolo scorso. Franz List, che per primo introdusse il termine(Mitteleuropea o Mittel Eurtopa), indicò con esso quella parte dell’Europa, compresa fra le Alpi e il Danubio a sud, il Mare del Nord e il Mare Baltico a nord, nella quale si sarebbe dovuto estendere il dominio dell’impero austro – germanico. Tale concezione venne ripresa, nel 1915, da Naumann nel suo libro Mitteleuropea

   Il prof. Galasso si riferisce, invece, a “Paneuropa” di Richard Coudenhove – Kalegi, intellettuale e “politico” che finì con dar luogo, con “Paneuropa” a un movimento europeista. Coudenhove “utopista”? Sì; di “utopia concreta, che morde sulla storia”(Ernst Bloch). E difatti l’autore “passa il testimone” ad Adenauer, Degasperi, Schuman, Spaak, i “fattori” del Mec e poi della CEE..

   Coudenhove parla di “Paneuropa”, non degli Stati Uniti di Europa, anzi. Parla dell’ideale paneuropeo, forte ideale etico, che torna di attualità.

 

    Nell’Unione europea si nota una sorta di”discrasia” tra un processo economico e un processo politico. Di fronte a una battuta di arresto dell’economia( del miracolo  economico, sforzo ricostruttivo e produttivo della Repubblica Federale Tedesca nel decennio 1950 – 60 e  sviluppo economico dell’Italia nel periodo 1959 – 62), anzi di fronte a una crisi economico – finanziaria di oggi, già l’Ue a 15, al fine di ottenere l’integrazione economico – commerciale, ha spinto l’acceleratore sull’allargamento a altri 10 Paesi, per la maggior parte a nord – est della Germania, in un primo tempo. e poi a altri 2 , la Romania e l’Ungheria, in un secondo tempo. Inoltre l’Ue ha messo in cantiere, con il beneplacito degli USA, un ulteriore allargamento, in prospettiva, dagli Urali allo stretto dei Dardanelli, dall’Ucraina fino alla Turchia,  sollevando opinioni controverse nella popolazione degli attuali Stati membri.

   La disomogeneità dei Paesi, ultimi arrivati, può minare la tenue omogeneità originaria e la mancata integrazione culturale e istituzionale dei 15 Paesi, prima dell’allargamento, può incrinare la fragilità dell’Ue. Infatti l’unione monetaria, l’euro, tra 12 Stati membri, alla quale peraltro si è sottratta la Gran Bretagna, è un tappa fondamentale, ma insufficiente. Con la recente approvazione del  Trattato costituzionale si è fatto, senz’altro, un notevole passo avanti per un’integrazione politica. E’ comunque necessario provvedere urgentemente a “cementare” e rendere più solido il nucleo primitivo, nerbo a carattere federale, ancora sconnesso. A cominciare, a mo’ di esempio, da una lingua comune soprannazionale,”paneuropea”, la quale rappresenti la condizione oggettiva per l’attuazione degli effetti virtuosi della civiltà degli scambi, culturali e commerciali, come fu la”koiné” nell’antica Grecia, e poi il latino nel continente europeo per tutto il Medioevo.

  Aggiungendo ulteriore eterogeneità nelle culture, in assenza di una lingua comune, renderebbe molto problematico gestire lo sviluppo degli scambi e la tolleranza reciproca e si correrebbe il rischio di una dissoluzione come quella avvenuta dello”Stato plurinazionale”absburgico.

   Una tale lingua comune potrebbe essere l’Esperanto”, il latino “modernizzato”. La gente percepisce l’Esperanto soltanto come uno strumento veicolare linguistico, che viene proposto, e non sa nulla dello slancio che lo anima. Utopia?

 

  “Io sono stato più affascinato dalla biografia di Zamenhof che dalla grammatica di Migliorini””Perché non è mai stato fatto un film su Zamenhof? Il lato storico – ideologico dell’Esperanto resta del tutto sconosciuto” Così in un’intervista Umberto Eco, noto, fra l’altro, per il suo romanzo”Il nome della rosa” e altri recenti.

      Tra gli idealisti e gli ultra – fanatici, qualcuno pensa ancora che L’Unione europea(Ue) possa trasformarsi in una specie di Stato – Nazione soltanto più grande: gli Stati Uniti d’Europa.

Ma un numero sempre maggiore di europei, Coudenhove compreso, reputa che questa non è la corretta descrizione di ciò che l’Europa è o può diventare. Gli Stati che compongono l’Europa hanno poco a che fare con le tredici ex colonie che si riunirono a Filadelfia e si dissero:”E’ vero, ci sono molte differenze tra di noi, ma ancora più cose in comune e dunque abbiamo bisogno di un governo federale per esprimerle”. Non è così. Perché l’Europa è composta da un alto numero di Paesi, finora 27, con una lunga storia alle spalle, la quale ha certamente qualcosa in comune, ma molto meno di quanto univa i tredici Stati, in cui si parlava prevalentemente la lingua inglese e/o tedesca, comunque anglosassone e così era la loro cultura, i quali diedero vita agli Stati Uniti si America(USA) alla fine del Settecento.

   Qualunque cosa diventi l’Europa, certamente non potrà diventare gli Stati Uniti d’Europa.

 

Renzo Segalla

renzo.segalla@virgilio.it 

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