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Il pedaggio e la manutenzione

di Renzo Segalla – lunedì 05/07/10

 

    Pedaggi più cari, soldi per l’Anas, si legge sulla stampa locale.

    Il significato del pedaggio: la scelta di ricorrere all’adozione di prezzi di pedaggio per attuare e gestire opere pubbliche e in particolare la viabilità di grande comunicazione nel nostro Paese ha indubbie motivazioni di carattere politico – amministrativo.

    L’Italia del dopoguerra fu alle prese con la ricostruzione della massima parte del suo patrimonio abitativo e infrastrutturale distrutto o danneggiato dagli eventi bellici: furono impegnate ingenti risorse non soltanto umane, ma soprattutto economiche e finanziarie: il debito pubblico crebbe..

Nelle stesso tempo crebbe il desiderio di progresso di industrializzazione, che fu rapido. Iniziarono a manifestarsi le attività del terziario.

   Crebbero con esso le occasioni di mobilità delle persone e dei beni. Si pensò così  di dotare il Paese di una grande orditura , una grossa tessitura viaria che permettesse di assicurare agevoli, rapide e sicure opportunità di spostamenti, tenuto conto della particolare struttura orografica e geo – politica. Ma come attuare un così ambizioso progetto? Si pensò di mobilitare nuove forze produttive, affidando a società di natura privatistica, ma con capitale maggiormente pubblico, l’attuazione del piano. In tal modo si costituì anche la Società pa Autobrennero, a carattere imprenditoriale, con prevalenza di capitale pubblico, oltre il 30 per cento della Regione Trentino – Alto Adige, Province, Comuni, Camere di Commercio, Casse di Risparmio.

   Per ammortizzare nel periodo della concessione, di norma trentennale, le spese di investimento, al netto di quanto erogato sotto forma di contributi, e coprire quelle di esercizio, si ricorse all’adozione di prezzi di pedaggio. Si trattò di prevedere un’imposta di scopo a carico dell’utilizzatore del bene, evitando che gli enormi costi di investimento fossero addossati esclusivamente alla generazione del momento, trasferendoli così in un arco temporale ben più ampio a carico anche dei futuri fruitori del bene.

  Un’ ulteriore risposta al”perché adottare prezzi di pedaggio” fu ritrovata poi nella necessità di fronteggiare i notevoli costi di manutenzione e di gestione di un così vasto patrimonio, azzerando, sotto tale aspetto, l’onere a carico del bilancio dello Stato.

  L’utente peraltro ha sempre ignorato la logica del pedaggio, quale imposta o tassa, come corrispettivo di un servizio reso. L’autostrada rappresenta infatti un’ occasione per guadagnare tempo e quindi un beneficio da non perdere, congiunto alla sicurezza e al comfort. Il pedaggio è quindi per molti utenti visto quale corrispettivo del tempo guadagnato e della sicurezza.

   Ma per altri no. A Roma, appena si è accennato a un’eventuale ipotesi di applicare il pedaggio sul Grande Raccordo Anulare(GRA) si è scatenata la rivolta, a cominciare dal sindaco, Gianni Alemanno. Al fine di fluidificate il traffico si pagherà con tariffe modulate, invece, sulla Roma – Fiumicino, ma non sul GRA, ha assicurato il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci..

 

Anche per l’utente dell’autobrennero vi sarà un aumento del pedaggio, mediamente del 2 percento. spiega il direttore del servizio, Enzo Giovanazzi. Così ai 17, 5 milioni di euro annui che l’Autobrennero versa all’Anas, se ne aggiungeranno altri  sei:”tutti soldi che andranno all’Anas”, precisa l’ad, Paolo Duella.

E nel caso che il percorso, il quale fungesse da terza corsia, fosse in prospettiva, Vipiteno – gallerie sotto il passo Giovo – Val Passiria – MEBO, il pedaggio sarebbe inevitabile e i soldi, invece, che all’Anas, andrebbero alla Provincia, che gestisce le strade statali per conto dell’Anas.

 

Renzo Segalla

renzo.segalla@virgilio.it

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