La domanda del titolo mi risuona in mente da quando l'esito delle recenti elezioni belghe ha spinto verso unì'ulteriore separazione tra Fiamminghi (pro-neerlandais) e Valloni (Francofoni e Francofili).
Di primo acchito, a chi conosce il Belgio, per averci studiato, non solo Jacques Brel, per la tesi d'antan, il libro, le conferenze etc., ma, a anche a tale scopo ma non solo, il contesto storico complessivo, verrebbe da dire sicuramente di no: a iniziare dalla storia propriamente detta, le due comunità sono con-cresciute, sempre abbastanza in cagnesco, ma, insomma, con-cresciute, mentre in Tyrol du Sud-Haute-Adige c'è stata la questione dell'attribuzione della provincia-regione all'Italia (Saint-Germain, 1919), con l'accusa-quando va bene..-di "Raub", per cui "Italien hat es nicht einmal erobert" etc...
Ancora, per dire della storia recente:
A)Il bilinguismo è cosa più vecchia in Belgio che in Haute-Adige., risalendo en Belgique a fine Ottocento; certo, di per sé, non ha risolto assolutamente nulla, non ha migliorato nessuna situazione.
Una riflessione da fare, credo, s'imponga, in generale...;
B)il fattore religioso conta, ma relativamente: prevalenza di cattolici tra i Francofoni/Valloni, di "protestanti" (il fatto è che non protestano neppure più...) tra i Fiamminghi, ma i giochi si sparigliano: "Nazis durant les guerres et catholiques entre elles", J.Brel dixit, in "Les F..."che sta per"Les Flamingants.. chanson comique", dove il fatto che il grande chansonnier si limiti a registrare solo la prima lettera, con i puntini di sospensione, quasi fosse un "nome innominabile", tipo la "Marquise von O..."di von Kleist, oppure"Histoire d'O..."di più moderni e "atroci" (beh no, qui dipende...) tempi, "spricht Baende"...
Certo è che, gli esponenti religiosi, direi anzi meglio delle chiese si sono sempre prestati ai giochi di potere e agli intrallazzi vari, tanto che risulta facile il gioco di parole per cui si sono prostrati al vitello d'oro e al potere/ai poteri.
Religio (nell'ètimo "religare" semper instrumentum regni...).
Rapporti di similitudine con l'Haute-Adige? Sì, diremmo di sì.
Dalla feroce repressione di Gaismayr e del suo "protocomunismo evangelico" da parte dei principi vescov in poi, la religione cattolica ha spesso funzionato, nel Land, come strumento dei poteri (cfr.la funzionalità al nazifascismo del Kanonikus Gamper, per ex., ampiamente documentata), dove però è impossibile trascurare la funzione positiva di certe lettere pastorali e in genere della pastorale dei vescovi post.-conciliari (Gargitter, ma anche il "sùn" di Wilhelm Egger; su mons.Golser credo un giudizio sia prematuro, per ovvi motivi di tempo, pur se vari segnali sembrano favorevoli, interessanti...
Ma la quaestio religiosa rimane aperta, in una parallelogramma di forze complesso, di cui la religione è solo un tassello.
Impossibile, però, non sottolineare, nella religiosità belga come in quella sudtirolese, tratti di mitizzazione (Andreas Hofer & Co.) ma anche di puro bigottismo.
Ciò dipende in A.A.dal monocratismo religioso, in Belgio chiaramente(cfr.sopra) le cose sono più complesse;
C)La politica e la reificazione relativa: Anche prescindendo dalle commistioni con la religione, in Belgio, meglio nelle Fiandre, è da rilevare una fortissima propaganda germanizzante (tramite stampa, dapprima, poi per mezzo della radio, decisamente influenzata e non solo, dai servizi segreti, svoltasi ben prima del nazismo e della seconda guerra mondiale.
In Suedtirol le cose sono diverse, ma rimane la questione di una "Germanisierung" forzata, prima, in una terra d' "Athesis", poi di un'italianizzazione imposta con il fascismo, poi ancora della campagna "regermanizzante"...
Diremmo che non si sia mai tenuto conto dei fattori di commistione linguistico -culturale tra popoli diversi, dove anche in Belgio ci sono gli "zinkes" (i"bastardi", ossia chi è di origini sia vallone sia fiamminghe), dove il "bruxellois"è una commistione di francese vallone, ma anche di fiammingo, sia anche per la pronuncia strascicata che lo caratterizza, mentre pensate a un dialetto sudtirolese dove non faccia capolino il "magari" ineffabile ("Host magari die Zeitung glesen?"), con qualche episodio grottesco ("Fahr leih spatzaneve oi".) etc...
La separazione etnico-politica (come altrimenti definirla) è una religione in entrambe le zone, anche se praticata diversamente, anche per quanto rimane di tracce mnestiche, di tracce storiche, di "Wurzeln" diverse... La"Trennung", imposta e praticata non è qualcosa di immediatamente palpabile, come nel Sudafrica di Pik Botha, dove apartheid era "dovere", neppure come nell'Irlanda del Nord (anche per le diverse collocazioni e cristallizzazioni storico-politico-religiose colà esistenti, tra Orléanistes e Repubblicani), ma è sicuramente sottile, pervasiva, paragonabile a un gas velenoso che s'insinua nei gangli del corpo sociale...
Con la differenza che, tra queste due realtà "simili"c'è una differenza di fondo: la"piccola metropoli" (ingrandita, però, negli ultimi decenni, in proporzione quasi elefantiaca) Bruxelles è comunque "internazionale" e"cosmopolita", volutamente"aperta", molto più quanto non sia in realtà, mentre il capoluogo sudtirolese-atesino Bozen/Bolzano(Castrum Bauzanum(/Bulsàn/Balsàn è sospettoso, chiuso, certamente molto più "taiàn" di quanto non siano anche Eppan/Appiano o Terlan/Terlano, per dire, ma assolutamente realtà chiusa in sé e su di sè...
Dove, per carità, in entrambe le zone il"contado"è molto diverso dalla città...
Chi soffre, in entrambe le realtà, dove è comunque d'uopo ribadirne le differenze, sono o gli immigrati, spesso italiani, che non capiscono la situazione, ma l'avvertono come "pesante" (ma gli extra-comunitari sono troppo assorbiti da questioni di sopravvivenza per occuparsene e approfondire), oppure i visitatori che si rendono conto di certe chiusure linguistiche e non solo...
Idem per chi ha"assaggiato"altre realtà, per i mistilingui (il "Tedesco-Tirolese" bolzanino non ha problemi, l'Italo-Bolzanino dice: "qui si sta meglio", riferendosi solo all'economia, al fattore economico, mentre in Belgique la consapevolezza è maggiore, ma spesso non porta a conseguenze fruttuose sul piano della convivenza, anzi, come dimostrano anche gli ultimi risultati elettorali).
D)Il fattore economico: la situazione, "brillante"(?) rispetto ad altre realtà di entrambe le realtà, non è comunque comparabile: la Belgique è stato indipendente, auto-reggentesi economicamente, mentre in A.A. si tratta in gran parte di economia foraggiata, "drogata", con fondi in gran parte romani, Stille Hilfe(il cui apporto è minimo, percentualmente)a parte...
Post-considerazione: Con questo intervento non ho voluto indicare nulla di determinato, neppure offrire alcuna"verità", ma dare spunti per una riflessione che credo debba essere continua, potenzialmente, come l'analisi freudiana, "interminabile".
Sicuramente la via peggiore per confrontarsi con la cosa è la dimenticanza, il by-passaggio, la considerazione sciocca del "Pensiamo positivamente", questa è un gesegnetes Land, si sta meglio che altrove. Qualunquismo sciocco e volgare.
Eugen Galasso