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Questione dell’acqua

di Renzo Segalla -  sabato 26/06/10

 

       Il cosiddetto Decreto Ronchi del settembre 2009 ha sollevato una immediata reazione e un dibattito all’interno del Pd. L’acqua è un bene comune, di tutti, pubblica, demaniale -  provinciale. Nessuno lo mette in dubbio.

       Tuttavia ”disobbedienti” del Pd si sono attivati subito a raccogliere  per un  referendum le firme necessarie, almeno 500 mila, entro la metà luglio prossimo.

Nonostante i faticosi tentativi di liberalizzazione compiuti, quand’era al governo, dal centrosinistra

      E’ doveroso anzitutto chiarire, in modo inequivocabile, che il decreto ribadisce ”la proprietà pubblica delle reti” e che la riforma interviene non sulla proprietà dell’infrastruttura, ma sulle forme di gestione del servizio che attraverso quell’infrastruttura viene erogato.

 

    Tre sono i quesiti del referendum:

-          il primo propone di abrogare l’intera riforma dei sevizi pubblici locali, accusata di privatizzare i servizi pubblici e la proprietà delle infrastrutture (il che, come detto sopra in merito a queste, non corrisponde a verità);

-          il secondo abroga le norme del decreto legislativo 152/2006 (in materia ambientale) per quanto riguarda le forme del servizio idrico, con l’obbiettivo dichiarato di tornare alla cosiddetta ”azienda speciale”, ente pubblico di proprietà del Comune (”Ente pubblico” nel cui mani deve rimanere”l’acqua bene di tutti” ha dichiarato, coram populo in tv, il sindaco uscente nelle campagna elettorale);

-          il terzo abroga la previsione contenuta nel medesimo decreto legislativo e riguardante la ”remunerazione” del capitale investito” nel servizio idrico, coerentemente con la tesi referendaria che tale servizio non deve rientrare tra quelli ”a rilevanza economica”

( E a questo proposito il consigliere comunale di Sel, Maurizio Margheri ha presentato in maggio una proposta di delibera; si consulti http://www.athesis.bz.it/content.asp?contentid=2963) – Il tema dell’acqua del 13/06/10

http://www.arhesis.bz.it/content.asp?contentid=2934 - Interrogativi preoccupanti del 12/05.

     In realtà, quello che i promotori del referendum si ripropongono è di evitare la distinzione di ruoli previsti dalla legge tra Comune come soggetto di amministrazione e l’impresa che gestisce il servizio. I referendari paventano l’ingresso di imprese multinazionali nel settore, come messo in evidenza nelle note sopra citate.

       

          Rebus sic stantibus/Così stando le cose, di questi tempi di ”tagli”, senza ricorrere alla selezione dell’impresa Spa, in base a un confronto concorrenziale e senza temere, in loco, eccessiva dispersione di acqua, paventata altrove dell’ordine superiore a due cifre percentuali, si ritornerà alla ”gestione speciale”di circa quindici anni fa, con una offerta di migliori condizioni di qualità del servizio e della tariffa?

 

Renzo Segalla

renzo.segalla@virgilio.it

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