Risveglio del popolo athesino
di Renzo Segalla – sabato 26/06/10
Camillo Benso conte di Cavour è stato lo stratega del Risorgimento e primo ministro del Regno d’Italia. Risorgimento, movimento per l’indipendenza e l’unità nazionale tra gli inizi dell’Ottocento e il 1870. Più propriamente il periodo fra il 1815, congresso di Vienna e il 1870, liberazione di Roma, durante il quale l’Italia riesce a costituirsi Stato unito e indipendente. Questo periodo è detto Risorgimento politico – nazionale.
Il Congresso di Vienna voleva far rinascere un passato che ormai non rispondeva più alle aspirazioni del popolo.
In Piemonte, Vittorio Emanuele I ristabilì i tribunali ecclesiastici, l’inquisizione e la censura sulla stampa(non richiama il dibattito sulle intercettazioni oggi in corso?), ridette l’istruzione in mano ai Gesuiti(quale sarà l’effetto dei”tagli” di oggi sulla scuola pubblica?); nel Ducato di Modena, Francesco IV richiamò in vigore i privilegi della nobiltà e del clero, inferocendo contro i liberali.; in Lombardia e nel Veneto la persecuzione austriaca contro i liberali fu odiosa, e spesso, per i suoi metodi, stolida . La reazione fu immediata da parte delle classi colte, non però da parte del popolo.
Si organizzarono così le società segrete.
Si consulti http://www.athesis.bz.it/content.asp?contentid=2964
La Carboneria era una derivazione della Massoneria, assai diffusa al tempo di Napoleone. Si usava, per corrispondere, un gergo. La società era formata di famiglie, che si riunivano in vendite; nelle”vendite” si prendevano accordi e deliberazioni e si iniziavano i nuovi affiliati. Si diffuse in modo particolare nell’Italia Meridionale(retaggio lasciato alla mafia(cosche), ‘ndrangheta e camorra?) e in specie nell’esercito( deviazioni dei Servizi segreti?). I governi tentarono tutto per abbattere queste sette segrete; giunsero perfino a formare altre società segrete anti – rivoluzionarie, come quella dei Sanfideisti, a Roma, promossa dai Gesuiti.
Non è un mistero che tra i quadri del Pd di Perugia, ancora oggi, qualcuno si cimenti con cappucci e grembiule. I massoni nel Pd?.La gente ancora ricorda una storica seduta del Consiglio comunale, nei primi anni Novanta, quando il sindaco, eletto nelle liste del Psi, poi fondatore del Pd, rivendicò, con orgoglio, la sua appartenenza a un’influente loggia cittadina. Rilevando che”considera la massoneria un patrimonio da conservare e testimoniare. Una vicenda fatta di uomini esempio di vita e rettitudine nel”governo” della cosa pubblica” C’è anche che, pur non essendo massone , ma”illuminato” come Voltaire, difende la massoneria , reputando validi i principi della massoneria, finalizzati all’evoluzione del pensiero; “i consiglieri comunali devono avere piena libertà di espressione, quindi anche di associazione”
Altri, preso nota delle polemiche sulla massoneria, non si trova più a suo agio nel Pd; “bisognerebbe dare spazio a tutte le voci; invece comandano le solite culture dominanti e a noi resta ben poco”.”Non vogliono i massoni?(“ fratelli”?) Allora io dico che non voglio l’adesione di tutti quelli che provengono dal Pci: hanno calcolato che in Italia ci sarebbero quattromila iscritti”
Squadra e compasso non generano perciò imbarazzo, anche se la vicenda della massoneria viene fuori a orologeria; forse serve a spostare il baricentro dell’opinione pubblica altrove, rispetto a temi come la crisi economico- finanziaria, della disoccupazione e del lavoro
Nei primi quindici anni del Risorgimento i moti furono tutti espressione della propaganda rivoluzionaria delle società segrete.
Oggi risulta che non viene resa pubblica l’identità dei “fratelli” iscritti alla massoneria e magari a certi partiti di sinistra, come il Pd e ad associazioni che ad essi fanno capo. Tali elenchi sembrano siano riservati.
Non così accade per gli iscritti alla associazione storico – culturale – politica Athesis e UCID, Unione cristiana imprenditori dirigenti, che operano alla luce del sole quali liberali perché popolari, nel solco della politica dello statista Alcide Degasperi e del pensiero di Giuseppe Mazzini che intendono” risvegliare”, in sistematici frequenti incontri conviviali, nel popolo athesino.
Renzo Segalla
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