I disegni di Cavour dalle Alpi alla Sicilia.
e quelli del prussiano Otto von Bismark
di Renzo Segalla – venerdì 11/06/10
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, ha reso omaggio alla tomba che custodisce le spoglie di Cavour, “sapiente e regista””della unificazione dell’intera nazione italiana”, domenica 6 giugno 2010, proprio nel giorno in cui morì, 6 giugno 1861.
Camillo Benso conte di Cavour nacque a Torino nel 1810, da nobile famiglia. Fu da prima avviato alla carriera militare, ma abbandonò poi l’esercito per dedicarsi agli studi dell’economia e dell’agraria. Viaggiò in Francia, nel Belgio nell’Inghilterra e in Germania, osservandone le istituzioni politiche e sociali. Fu perciò un liberale convinto, amante sincero della libertà
I tedeschi, divisi in tanti Stati minori(ancorché formalmente uniti in una debole Confederazione), stretti nella morsa e sotto la pressione di due Stati forti, tendenzialmente ostili, al nord la prussica e al sud l’Austria, guardavano all’Italia come un modello da imitare. Nella pubblicistica tedesca del tempo si leggeva l’invito a”fare come l’Italia”.
A questo punto si inserisce il discorso sulla Prussia e Bismark. Il regno d’Italia cercava di completare la sua unificazione con l’acquisizione del Veneto e di Roma, con l’aiuto delle vittorie militari prussiane, rispettivamente con la battaglia di Sadowa contro l’Austria(1866) e la vittoria sui francesi a Sedan nel 1970. Il risorgimento si stava compiendo, grazie alle vittorie prussiane di Bismark. E non si trattava di un avvio al completamento meramente territoriale, ma l’inserimento dell’Italia nel gioco delle potenze europee(Francia, Austria, Inghilterra, ma anche Russia e Prussia)
La figura di Cavour sollevava incondizionata ammirazione per la straordinaria abilità, energia e intelligenza nell’aver condotto in porto un’impresa che anni prima era giudicata semplicemente impossibile. Era un capolavoro politico nell’inserimento della questione nazionale nella dinamica internazionale e nel mantenimento, all’interno, di una politica fondamentalmente liberale, parlamentare: unità nazionale e libertà politica.
Confronto tra Cavour e Bismark. Il quale nel 1862, diventa presidente dei ministri della Prussia, coltivando l’intenzione di farne la potenza egemone della Confederazione tedesca, espellendone l?Austria. Si scontrò, però, con le forze liberali che intendevano a approvare il costo rafforzamento dell’esercizio prussiano, che Bismark stava attuando in previsione frontale con l’Austria. Secondo lui le grandi questioni dell’epoca si decidevano “non con i discorsi e le soluzioni prese a maggioranza”,”ma con il ferro e il sangue”, per non incorrere nel”grande errore del 1948 e del 1949”
Cavour non avrebbe mai fatto un’affermazione del genere, pur non esitando di ricorrere alle armi, quando era necessario. Ma la prospettiva di Cavour era basata, con convinzione, sui valori del liberalismo, sulle procedure parlamentari e le risoluzioni”prese a maggioranza” che lui sapeva gestire in maniera abile tanto da attirarsi spesso l’accusa di essere un manipolatore del parlamento, se non addirittura un”dittatore democratico”
Si ostruirono due le analogie tra i due statisti: cavourismo e bismarkismo diventarono due espressioni o modelli ora interscambiabili ora contrapposti.
Il generale Covone, inviato a Berlino nel 1866 per definire con Bismark l’alleanza militare che avrebbe portato alla guerra contro l’Austria, tornato in Italia disse:”Bismark è il nostro Cavour in carne e ossa” E’ difficile capire come il militare sia arrivato a tale sorprendente conclusione. Evidentemente essa coglieva la spregiudicata valutazione delle forze in campo: il realismo politico comune ai due statisti, ma trascurava la piattaforma di fondo sulla quale si muovevano:: ci sono Realpolitiker autoritari e Realpoliker liberali,
La realpolitik è una medaglia con due facce: può essere autoritaria o liberale.
Così, secondo Gian Enrico Rusconi in Cultura&Spettacoli sulla Stampa di martedì 16 febbraio 2010
Athesis, associazione storico – culturale e politica si ispira ai valori liberali sostenuti da Cavour, da Mazzini, da Alcide Degasperi, e oggi, dai Liberali – Popolari, propugnati dal senatore Carlo Giovanardi, sotto- segretario alla Presidenza del Consiglio.
Renzo Segalla
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