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Immersione e convivenza : un percorso di famiglia
di Alberto Berger  - domenica 07/02/10
Alberto Berger
Figlio di padre Carlo/Karl Berger ( Bolzano/Alto Adige ) e di madre Carmen Negherbon ( Rovereto/Trentino ), sono nato il 16/05/1954 a Bolzano.
Mio padre nato nel 1926, figlio di Lino Berger di Anterivo ( Val di Fiemme )  e di Lina Berger una “stock Boznerin”, perché nata a Bolzano (Oltrisarco). I genitori erano Johann Carmann da Lubiana (allora Jugoslavia) e da Katerina Pfluger e Flunger (vedova dell’ultimo vivente in Val Venosta ?). La nonna Katerina era nata in Germania, dalle parti di Ulm di Monaco di Baviera.
Mio padre parlava nella sua famiglia tedesco, ma dei fratelli è stato l’unico a frequentare le scuole superiori in un periodo storico difficile, dove di fatto per finire gli studi, dovette trasferirsi gli  ultimi due anni a Rovereto, dove riuscì a diplomarsi. A Rovereto quindi conobbe mia madre.

Rientrato a Bolzano, si sposò, riprese a lavorare nell’azienda di famiglia la ditta L.Berger  mobili.

Famiglia nella quale si parlava normalmente l’italiano e così noi tre figli, abbiamo appreso come prima lingua nell’infanzia, quella italiana.

Il problema si presentò nella scelta dell’asilo che ho frequentato in parte in Viale Venezia, in parte a Gries ( asilo tedesco ) , per poi iscrivermi alle scuole elementari tedesche Rosmini, fino alla 4. elementare compresa.
In quinta elementare, i miei genitori decisero di iscrivermi alle scuole elementari in lingua italiana Manzoni, come introduzione alle medie Archimede.

Poi il liceo scientifico Torricelli ed infine l’Università ingegneria a Padova e poi Economia e Commercio a Verona.

Un percorso di immersione quindi in anni in cui il tutto era abbastanza pioneristico e ne ho un preciso ricordo. Un ricordo anche particolare, considerato un “Walscher” prima, un “crucco” poi.

Da Wikipedia

Il termine crucco è un adattamento italiano del serbocroato e sloveno "kruh", che significa "pane".

La parola risale alla prima guerra mondiale, quando i soldati italiani la utilizzarono per soprannominare i prigionieri austriaci di nazionalità croata. I prigionieri croati e sloveni affamati, infatti, domandavano insistentemente "kruh", cioè pane, ai loro carcerieri. Per questo motivo, quella terra veniva chiamata anche "terra crucca".

In un secondo tempo il termine, anche nella forma "cruco", venne applicato dai soldati che combattevano in Russia e poi dai partigiani ai soldati tedeschi. Come aggettivo, "crucco" fu riferito, con connotazione dispregiativa, a tutto ciò che era tedesco.

Per questo motivo il termine è ripreso con frequenza nei film ambientati e nei videogiochi, soprattutto la serie di Call of Duty, ambientati nel periodo delle due guerre mondiali come termine dispregiativo nei confronti delle truppe tedesche.

Oggigiorno il termine 'crucco' è inoltre usato per definire gli italiani dell'estremo nord-est, come anche tognino, entrambi con connotazione dispregiativa.

Non è raro trovare scritto "krukko",a causa delle frequenza delle "k" nel tedesco.

Walscher è il corrispondente opposto della visione di un italiano, visto dal mondo tedesco.

I mistilingue sono invece  dei Mischling (italiano-tedesco)  e quindi sempre da Wikipedia :

Mischling ("crossbreed" in German) was the German term used during the Third Reich to denote persons deemed to have partial Jewish ancestry.[1] The word has essentially the same origin as Mestee in English, mestizo in Spanish and métis in French. In German, the word has the general meaning of hybrid, mongrel, or half-breed.[2] It is no longer used to designate persons of partial Jewish ancestry.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Crucco"

 

Sono termini che esprimevano il disagio di un mistilingue immerso a cavallo di due gruppi etnici purtroppo ciascuno chiuso in difesa. Non erano certo gli anni in cui era di moda il termine “convivenza”.

La fortuna di avere un Oma ( nonna ) formidabile, una donnona molto cordiale, con la quale trascorrevamo qualche domenica. Una Oma sempre in movimento, amante del Renon ( altopiano di Bolzano ).

Ricordo che salivamo con il trenino a cremagliera e trascorrevamo qualche periodo estivo con lei a Santa Maria Assunta. Allegra tra la gente, nei Gasthäuser e quindi con Lei e con i nostri genitori abbiamo avuto l’occasione di immergerci nelle tradizioni e nella cultura tedesca, anche quella dialettale, come ad esempio le rappresentazioni teatrali al Lehrlingsheim.

I miei genitori decisero di farci percorrere parallelamente due percorsi didattici, prima scuola pubblica tedesca e privata il pomeriggio italiana e poi viceversa , non appena iscritti alle scuole italiane. Impegnativo.

Ricordo sempre ancore le lezioni private di tedesco, le permanenze in Austria d’estate a frequentare corsi intensivi di immersione tedesca, con alunni internazionali di paesi diversi.

L’inglese  stato per me una scoperta all’Università, dove mi sono tuffato con impegno ad apprendere anche questa lingua, con laboratori linguistici, traduzioni, ecc. ma mai con una permanenza all’estero.

Di questa precoce immersione linguistica, ricordo sì qualche contrasto nell’inserimento con qualche amico di scuola, problemi poi naturalmente superati, anche per un approccio sereno in famiglia a questa cultura mistilingue vissuta con naturalezza.

Mio padre viveva nel suo mondo di lavoro immerso nel mondo tedesco, in un’azienda che portava il nome di famiglia, una famiglia nota in Alto Adige, ma nota anche nella vicinanza con la parentela Espen, anche questa originaria ed immersa in Bassa Atesina, terra mistilingue.

Ricordo qualche difficoltà nel periodo delle medie, dove forse l’impegno e la sovrapposizione linguistica aveva generato qualche titubanza nel parlare, mescolando le parole, balbettando talvolta, ma ritengo che l’esperienza sia stata comunque positiva.

Da giovane volontario della Croce Rossa, da mistilingue al pronto soccorso nell’ Ospedale vecchio e sulle Autoambulanze, ho avuto modo di essere utile nelle due lingue alla gente. Ho avuto modo di parlare nelle due lingue a medici infermieri, spesso in dialetto come loro. Giornate e notti, tra la gente della nostra terra, con naturale immersione nei diversi mondi.

Ricordo della caratteristica di pensare e sognare nelle due lingue. Spesso non ricordavo se avevo visto un film alla televisione in lingua tedesca o italiana.

Ritengo di essermi impegnato sempre a sentire viva in me la lingua “paterna”, la cultura, le tradizioni, i dialetti, che ho cercato di apprendere e parlare e molto mi ha aiutato anche la vita poi nella mia famiglia, io mistilingue, sposato con Fernanda, bolzanina italiana.

Insieme abbiamo deciso per i nostri tre figli un percorso diverso dal mio e cioè integralmente tedesco, dall’asilo alle superiori comprese.

Qualche difficoltà iniziale nell’introduzione all’asilo, ma poi strada pressoché spianata. Figli a casa a fare i compiti senza l’aiuto della mamma, indipendenti. La mamma ad udienza, in lingua italiana, ma spesso anche sforzandosi a parlare in tedesco ( mia moglie possiede il patentino “A”, così come io stesso e tutti i nostri figli).

La vita in parrocchia Quirein tedesca, la mia luna permanenza nel consiglio pastorale della Parrocchia tedesca con don Pietro Giacomelli, anche lui con padre Bergamasco e madre tedesca, il mio impegno come rappresentante dei genitori nel consiglio d’Istituto delle scuole medie tedesche Aufschneiter e poi come Presidente del Consiglio di Istituto del Liceo Classico tedesco.

Le estati trascorse affittando un appartamentino in un maso contadino tedesco al Renon, immersi per quasi quindici anni in una famiglia allargata, ospiti di casa, in un rapporto particolarmente felice.

Mio figlio maggiore Christian ha deciso di voler conoscere il mondo sociale e culturale italiano e non appena ultimata la maturità, si è trasferito a Bergamo, immergendosi quindi in un altro contesto. A Bergamo ha iniziato l’Università e contemporaneamente lavorato nella mia azienda, che ha una filiale a Bergamo da quasi vent’anni.

Mia figlia Elisa, la seconda, ha studiato un anno di Università a Brunico, poi si è trasferita a Foligno ed ora ha finito il terzo anno. Felicissima di essersi tuffato un altro mondo, differente, più aperto e comunicativo. E’ certamente diverso all’Università, ma accenno ad un tentativo di analisi anche del contesto sociale.

Oggi  i figli hanno preso il volo e la loro strada: Christian imprenditore nell’innovazione a Bergamo, Elisa a Foligno, laureanda all’Università di Perugia, Anna all’Università a Verona. Un patrimonio linguistico, la lingua italiana, la tedesca con i diversi dialetti, l’inglese, ultima lingua studiata ed appresa anche con viaggi e permanenze all’estero, un’immensa ricchezza linguistica, ma anche di culture e tradizioni diverse, patrimonio acquisito, con orizzonti aperti, nell’immersione nella propria terra.


Ora con l’associazione Athesis, mi impegno da anni a promuovere la convivenza Athesina, come sintetizzato nel Focus di Athesis - http://www.polis.bz.it/content.asp?ContentId=1218

Alberto Berger

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