I costi della politica – Bassani ed il Sindaco a confronto
di Alberto Berger – sabato 06/02/10
Il tema relativo ai “gettoni di presenza” dei Consiglieri Comunali alle Sedute delle Commissioni e dei Consigli e quindi ai costi della politica è sempre stato “latente”, già oggetto di discussione ai tempi della revisione dello Statuto del Comune, nella commissione di studio presieduta dallo stesso consigliere Bassani.
Certo, un gettone di € 120 incassato per pochi minuti di presenza, in una “toccata e fuga”, richiama un giudizio negativo, anche se l’interessato ribatte, sottolineando le differenze di una presenza nella politica come professionista che dedica il suo tempo, in concorrenza ai tempi del suo lavoro, quindi a suo completo carico, rispetto al tempo dedicato da chi, per essere un dipendente privato o pubblico, può godere una giornata libera nel giorno di una seduta del Consiglio o di una Commissione, in veste di rappresentante politico eletto.
Questa differenza evidenza altri costi, meno noti, della politica, ai quali il Consigliere Bassani fa riferimento, anche in misura provocatoria.
Ne ho parlato spesso ed a lungo, sia con Bassani, che con il Sindaco, perché oltre a parlare di costi della politica, si dovrebbe parlare di efficienza e metodo.
La politica dovrebbe essere accessibile anche a chi esercita seriamente una professione e poiché politica non significa “eseguire”, ma “controllare”, “analizzare”, “determinare” delle scelte, sostenute da valori e competenze specifiche, essa deve potersi esprimere come sintesi, in momenti di confronto comune, nei così detti Consigli o nelle Commissioni.
Ma se questi sono i momenti istituzionali del confronto e di impostazione di linee e programmi, è fondamentale la presenza contemporanea, impegnata concentrata di tutti coloro, gli eletti, chiamati istituzionalmente ad esprimere la politica, ad incontrare pensieri diversi ed a esprimere in sintesi delle decisioni.
Questo tipo di attività è regolata da norme, che garantiscono tempi di intervento per tutti e da rispettare, ma meno rispettabile è come spesso ho sottolineato, il “non essere presenti”, o esserlo a singhiozzo, perché al bar, nei corridoi, “a fare politica”. Perché, mi si dice, la politica si fa ovunque, “incassato il gettone” anche fuori dalla sala Consigliare, purchè nel “Palazzo”, o anche altrove?
L’assenza o la presenza, come strumento politico, per dare o togliere potere, per esprimere dissenso, per far cadere una maggioranza, ecc.
Allora la politica sembra poter sfuggire dalla regole dell’ordine e dalla burocrazia, quasi come espressione di una “creatività” che non si può imbrigliare.
Ed è qui che chiamo in campo il ruolo del Sindaco, che può e deve orientare l'attività di politici "istituzionali" in Comune verso un'efficienza e concentrazione produttiva, togliendola dal "corner" dell'individualismo creativo.
Ed è anche giusto capire e doveroso ascoltare, chi, come gli elettori, si aspettano e valutano una politica, con i propri parametri dell’impegno, della dedizione, dell'efficienza e quindi dei costi.
E si deve capire che anche come un elettore vorrebbe vedere i propri riferimenti scelti e sostenuti con le aspettative a loro consegnate di “governare meglio”, impegnati con un senso del dovere fare e rendere conto, nel percorso, delle proprie azioni politiche.
Se è giusto far sapere che un professionista in politica costa meno, perché sostanzialmente si autofinanzia, a parte il “gettone di presenza” è anche giusto o doveroso che chi sceglie di essere il paladino di una comprensione dei reali costi della politica, proponga la sua visione e tenti di modificare ciò che non condivide e lo faccia nelle opportune modalità di espressione politica, richiedendo i tempi per il “confronto” sul tema e per far emergere una soluzione diversa.
La strada giusta non è quindi quella di “incamerare il gettone” platealmente, per far esplodere il caso.
Più efficace sarebbe il “donare il gettone” per una giusta causa, se il gettone non è, come in effetti non è, la reale remunerazione di un impegno nella politica, ritagliato nei tempi della professione.
Ed è quindi reponsabilità politica di tutti il cambiare registro e metodo.
Alberto Berger – laboratorio Athesis