Anziani e giovani
di Renzo Segalla – domenica 31/01/2010
Leggendo, domenica 31 gennaio, la lettera di Gianfranco Ponte –Circoscrizione Don Bosco e il commento pertinente del direttore Enrico Franco, il quale auspica che il Comitato Inquilini si adoperi per contrattare soluzioni accettabili per tutti”, mi è venuta un’idea, che non mi sembra del tutto”balzana.”
Preso nota delle situazione che “ci sono oltre cinquemila persone che vivono in appartamenti sovradimensionati…”, dell’Ipes(Istituto per l’edilizia sociale) , ieri Ipea(Istituto per l’edilizia abitativa), ieri l’altro (anni Cinquanta del secolo passato) Iacp(Istituto autonomo case popolari), periodo in cui si costruirono i complessi edilizi Ina-casa(Gescal), di Via Sassari(capogruppo progettisti, Ing. Armando Ronca, coadiuvato dall’ing.Giovanni Sale e altri) e di Via Bari(capogruppo arch. Guido Pelizzari, coadiuvato dall’arch.Gigi Dalla Bona e altri).
Questo ultimo complesso meritò il premio
“Inarch”: i corpi di fabbricati, di 5 piani, hanno pianta a forma di “ameba”, con ingrossamento in corrispondenza del vano scala e del vano ascensore predisposto, ma privo del macchinario e cabina, per mancanza di fondi finanziari. Per lo stesso motivo non era previsto l’impianto di riscaldamento, mentre i negozi di Via Milano, che consentivano introiti all’Istituto, ne erano dotati. Paradossale. A seguito di critiche e proteste, promosse addirittura dagli assistenti e qualche dirigente dell’Istituto, si
venne nella determinazione di provvedere, a lavori quasi ultimati da parte della provetta impresa Germano Ravanelli di Trento. Al sottoscritto fu conferito l’incarico di provvedere: si installarono nel contro-soffitto dell’atrio “aerotermi”, senza manomettere quanto già eseguito.
Ebbene questi alloggi di 70 –90 metri quadrati(5-6 vani) si presterebbero bene a essere ristrutturati, ricavando un paio di vani e i servizi igienico –sanitari, indipendenti.
Si tratta di contemperare le esigenze degli attuali inquilini, anziani, con le esigenze di nuovi(singoli scapoli, sradicando i”bamboccioni”, pendolari, che potrebbero abitare in città fino al fine settimana, infermiere ospedaliere, senza costruire appositi in vicinanza del complesso ospedaliero(una specie di ghetto), badanti, divorziati, lavoratori/trici comunitari/e e extra comunitari/e e, perché no?, giovani sposi)(Alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso all’inizio della passeggiata di via Genova venne costruita da parte dell’Iacp una “casa per i giovani sposi” con appartamentini sufficienti ad accogliere i due sposi e figlio/a( progetto arch.Paolo Allegri))
Si tratta di effettuare interventi di manutenzione straordinaria connessi a una ristrutturazione, necessari, dopo 50 anni dalla costruzione, sempre con il consenso dell’inquilino anziano attuale, senza costringerlo a trasferii altrove; sarebbe traumatico, disumano.
Questi interventi richiedono le prestazioni dell’architetto e/o ingegnere, quali progettisti, dell’opera di piccole imprese, di artigiani(idraulico, elettricista, tinteggiatore, e altri).
Oltre che intervenire sul territorio per trovare aree idonee a costruire nuovi edifici, si potrebbe intervenire sui fabbricati esistenti, ristrutturandoli, riadattandoli alle esigenze odierne, tenuto conto che il prezzo del terreno, all’epoca della costruzione di questi incideva intorno al 15% del costo totale e attualmente incide oltre il 100%.
In definitiva, in molti altri casi simili, con un po’ di buona volontà e capacità si possono trovare altre soluzioni compatibili con le esigenze attuali.
Renzo Segalla
renzo.segalla@virgilio.it