Dopo aver letto con attenzione l’articolo del settimanale ff, cerco di analizzare se la fotografia proposta dal giornalista Dall’O’ è completa o non sia solamente un mix di molte verità sovrapposte giornalisticamente ed orientate ad una visuale, che ritengo troppo particolare e nella quale non mi identifico completamente.
Ci si può riconoscere in alcune analisi, laddove si fotografa una distribuzione in isole semi-chiuse, che non certamente descriverei come ghetti, ma comunità diverse in una città, anime diverse in una terra, che non ha ancora trovato ragione in un progetto comune di sviluppo.
Ciò non è dovuto alla miopia degli italiani, certamente è dovuto alla minore capacità degli italiani di organizzarsi un partito di raccolta, come invece la storia, la difesa della minoranza etnica iniziale, ha spinto il mondo tedesco ad unire le forze.
Ma da molto tempo ( dalla quietanza liberatoria dell'Austria - giugno 1992 ), come è anche rinosciuto dallo stesso giornalista Norbert Dall'O', la situazione è radicalmente mutata.
Se il mondo italiano non ha maturato il suo senso di appartenza al futuro di questa terra, con dignità e forza, a fianco della popolazione tedesca e ladina, parimenti il mondo tedesco, che ha raggiunto la tranquillità ed il suo riconoscimento, oltre che le leve del potere, conquistate anche attraverso il percorso a Roma, dall'on. Berloffa, in poi fino ai tempi di oggi, non ha saputo, con un approccio politico maturo, riconoscere la necessità di mantenere un equilibrio nel cammino parallelo con tutte le popolazioni autoctone di questa terra, origniariamente coinvolte nell'accordo De Gasperi - Gruber di Parigi.
Diciamo forse che ha continuato la sua corsa alla ad un riscatto, che è diventato supremazia ed oggi vorrebbe forse anche "accogliere gli italiani", ma mantenere pressochè totalmente le leve decisionali.
E' eccessivo il veder descrivere, quasi fossero delle pecore rare, al limite della spersonalizzata assimilazione in un’entità avversa, personaggi come il giornalista Lucio Giudiceandrea, o Alberto Stenico, rei di essersi spinti a guardare al di à di un vecchio e decadente steccato.
Sembra, di contro, che si descriva come più normale la visione di Luca Fazzi, quasi fosse più coerente.
Non mi riconosco in questa fotografia, che non ha del politico, ma nemmeno del sociale: è semplicemente una visione, che fa comodo da un punto specifico di osservazione.
E’ però vero che ancora non si è capito il vero ruolo dell’apprendimento delle lingue, come ricchezza nella comunicazione e non si è capito quanto sia importante conoscere la storia della nostra terra, conoscerne le espressioni native, per ritenerle ricchezza o voci di un coro che può formare armonia, solamente quando si saprà affiancare nel rispetto ogni singola voce, senza sovrastarla.
Ma è altrettanto vero che oggi la società, specialmente laddove ci si immerge nella cultura, nello sport, nell’economia, è molto più avanti, è molto più moderna e liberale, di quanto acuti e dotti osservatori tendono di fotografare. E non sono solo le famiglie potenti di Bolzano, come i Podini i Tosolini ad essersi integrate.
Vi è, di certo, ancora il desiderio di descrivere la nostra terra al centro di una divisione etnica socio-politica, ma ciò è più frutto di una necessità di autoalimentare la dialettica politica, creare squadra, per motivare un senso di tutela necessario.
Non intravvedo in ciò un superamento positivo, assolutamente necessario.
Il percorso è ancora lungo e non dovrà cambiare altro che l’approccio di tutti noi.
Si dovrà imparare ad ascoltare le distinte voci del coro alla ricerca dell’armonia comune, ma ognuno dovrà rimanere al suo posto, con la propria dignità e dovrà far valere le proprie tonalità.
Nessuno è quindi da rincorrere, nessuno steccato da saltare, bensì dobbiamo imparare a considerarci tutti a casa propria, perché questa è la nostra comune terra.
Alberto Berger – Presidente laboratorio Athesis
moderati, innovatori e mistilingue del Popolo della Libertà