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Francesco Palermo dialoga con Athesis e risponde ad Alberto Berger
di Francesco Palermo - domenica 24/01/10

Caro Alberto,

grazie di questa replica, fa sempre piacere se le proprie opinioni danno origine a qualche riflessione e ad un dibattito.

Sì, la politica è "distante" e  ingarbugliata da mille alchimie. Ma questo è solo una parte del problema - in fondo riguarda qualunque sodalizio umano (vogliamo parlare, per fare solo un esempio che conosco da vicino, di quanto sia alchimistica, ingarbugliata e autoreferenziale l'università?).

Ciò che lamento è la presunzione della politica che le cose si possano fare soltanto in un certo modo, col consenso e la gestione del potere, e con meccanismi di produzione delle regole che sono essenzialmente ancora quelli dell'ottocento. E' un brutto guaio il fatto che si dedichi molta più attenzione a chi debba diventare consigliere comunale piuttosto che a come rendere più efficiente la macchina amministrativa. Ma è ancora peggio che non ci si faccia nemmeno sfiorare dal dubbio che le leggi così come sono prodotte oggi possano non essere adeguate alle necessità di una società democratica moderna.

Recentemente in Svezia alcuni colleghi si lamentavano del fatto che per approvare una legge in quel paese ci vogliano in media 5 anni: perché si prevedono una miriade passaggi, consultazioni di esperti, audizioni e infine approfondimenti parlamentari. In realtà proprio questo è quello che ci vuole: le leggi non possono essere fatte sull'emozione del momento, né per risolvere un problema specifico: per quello ci sono altri tipi di provvedimento. E così si ottengono dei prodotti non solo tecnicamente eccellenti, ma anche condivisi dalla società, che ha avuto a disposizione diverse occasioni di farsi sentire. E sono dunque democratiche davvero, non soltanto perché approvate da una maggioranza politica pro tempore. In un contesto del genere, la politica si occupa, nel quotidiano, di amministrare e, a lungo termine, di lanciare idee. Un politico che propone una legge sa che probabilmente non sarà più in carica quando questa sarà approvata.

Ecco, ciò che intendo per innovazione è proprio quanto di più distante dall'ossessione di "interpretare il sentimento popolare", o di "semplificare": è la capacità di volare alto, assistiti da un sistema che consente di (anzi obbliga a) coinvolgere tanti di quei soggetti nel processo decisionale che non di deve temere per la qualità del prodotto finale. Una politica che sappia tornare alle idee, perché il resto - compreso il consenso popolare - funziona da sé.

Grazie di questa occasione di confronto, un caro saluto

Francesco

 

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