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UN ALTO ADIGE BILINGUE L’OCCASIONE DA COGLIERE di Sergio Romano - risposta di Athesis
a cura di Alberto Berger - sabato 16/01/10

Dal Corriere della Sera del 13 di gennaio 2010

UN ALTO ADIGE BILINGUE L’OCCASIONE DA COGLIERE di Sergio Romano

risposta ad una lettera di Frank Gebhard Zander

Molti sud-tirolesi e altrettanti alto-atesini sostengono che la provincia di Bolzano potrebbe essere un ponte e assumere così una posizione diversa, più importante, centrale. Ciò richiede che gli abitanti di quell’area parlino tutte e due le lingue. Il che oggi è praticato da chi è di origine tedesca, come Eva Klotz, ma non dagli immigrati italiani, che non si sono integrati— salvo eccezioni — e sono rimasti estranei, forestieri. Quanto ai nomi, mio genero ritiene che gli originali in lingua tedesca, sono gli unici corrispondenti alla storia e quindi validi. Tanto più che il burocrate italiano ha modificato (falsificato?) soltanto i nomi dei Comuni, mentre le mappe catastali continuano a identificare campi, boschi e monti con i nomi di sempre. Bolzano fu annessa all’Italia come preda di guerra, dopo una vittoria decisa dall’intervento degli Stati Uniti, il cui presidente aveva annunciato come scopo dell’impresa l’autodeterminazione dei popoli. Fu concessa a tutti, ma non ai sudtirolesi. Nel dopoguerra l’Italia riuscì a superare i problemi da essa stessa creati, costituendo un modello esemplare di conciliazione fra diverse etnie. Parafrasando Massimo D’Azeglio, occorrerebbe oggi di «fare i sudtirolesi», cioè indurre gli immigrati italiani a sentire le tradizioni locali come loro, parlando tedesco, militando fra i pompieri volontari e, perché no? fra gli Schützen.

Frank Gebhard Zander Caro Zander,

 

Sergio Romano risponde :
 

 

Grazie per la sua lettera, piena di osservazioni interessanti. Ho dovuto abbreviarla e lo spazio che rimane mi permette di rispondere sommariamente soltanto ad alcuni punti. Ma se lei solleverà gli altri con una nuova lettera, cercherò di continuare la conversazione.

I nomi di un luogo geografico sono legittimati dall’uso, non da un certificato di autenticità storica. Gli alto-atesini di lingua tedesca hanno conquistato il diritto di utilizzare i vecchi nomi della regione, ed è giusto. Ma non sarebbe giusto che quelli di lingua italiana venissero privati del diritto di usare nomi che sono sulle carte geografiche ormai da novant’anni.

È vero, la provincia di Bolzano sarebbe potuta diventare un’area bilingue e biculturale. Ciascuno ha le sue responsabilità, e la Svp (Südtiroler Volkspartei) ne ha molte, fra cui, in particolare, quella di essersi opposta alla creazione di una università a Bolzano. Ma gli italiani avrebbero dovuto cogliere l’occasione, chiedere l’istituzione di scuole bilingui, allevare i figli nel rispetto della cultura tedesca e indurli a comprendere che la conoscenza del tedesco li avrebbe resi, contemporaneamente, cittadini italiani e mitteleuropei.

Woodrow Wilson fu il paladino dell’autodeterminazione dei popoli, ma questo non gli impedì di firmare trattati che assegnavano agli Stati nazionali importanti comunità straniere. La Cecoslovacchia ebbe in dote tre milioni e centomila tedeschi, settecentoquarantamila ungheresi, quattrocentomila ruteni. La Polonia ottenne regioni dove abitavano tre milioni di ebrei, una piccola minoranza tedesca e mezzo milione di lituani. La Romania incorporò due milioni e seicentomila ungheresi e parecchie centinaia di migliaia di sassoni. Non sarebbe giusto imputare esclusivamente all’Italia un problema che fu tipico del periodo fra le due guerre.

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Convivenza athesina : Alberto Berger
 
Caro dott. Sergio Romano

 

Avrei il piacere che Lei seguisse la rubrica Athesis sul portale www.polis.bz.it .

 

Athesis è un movimento culturale – socio politico, che  si prefigge di valorizzare la dignità della cultura, della storia, delle lingue, delle tradizioni e dei valori delle popolazioni autoctone della “terra lungo l’Adige e tra i monti” ( Athesis ), “das Land an der Etsch und im Gebirge”.

Athesis è una terra ricca di risorse, che non riescono ancora a pieno a vivere un comune progetto, fianco a fianco, mantenendo la dignità dei popoli originari autoctoni, specialmente laddove si traduce in politica una divisone etnica, ormai in parte superata nella società e nell’economia.

La politica tiene a mantenere vive le rivendicazioni autonomistiche, esprimendo in partiti di raccolta ( vedi SVP ), una voce che oggi non è più così forte, perché emergono i valori e le diversità di visione, più concentrati quindi su aspetti sociali ed economici, che etnici.

Rimangono da affrontare importanti temi e superare protezioni ormai anacronistiche, che richiamano alle “gabbie etniche”.

Oggi sembra che tali gabbie giovino ancor più al mondo italiano, laddove la nuova autonomia post 1972, così detta delle “remunerazione”, ha ridato piena espressione politica al popolo tedesco, che ha quindi espresso una totale autonomia e prevalenza, passando da minoranza a maggioranza Provinciale, ribaltando la visone Regionale di De Gasperi nell’Accordo di Parigi.

Allora De Gasperi cercava, insieme a Gruber, di costruire la convivenza futura di due popoli affiancati con la forza del conquistatore italiano e già allora Gruber scrisse che ai tedeschi erano state garantite delle protezioni ed una dignità difficilmente ripetibili, come risultato finale di un conflitto bellico, con vinti e vincitori.

Ma fù giusto avviare questo processo e l’Autonomia oggi è un’enorme potenziale ricchezza, che pur con i suoi attuali limiti, và valorizzata.

I limiti sono ancora legati a quei meccanismi di rivendicazione all’autodeterminazione centripeta del popolo tedesco, che deve invece ritrovare ragione e convinzione in una propria appartenenza libera e dignitosa, come sancita anche dall’Austria, davanti alle Nazioni Unite, in quella famosa “quietanza liberatoria”, rilasciata all’Alto Adige.

Quietanza che doveva essere un riconoscimento di una nuova dignità e ricchezza, punto di partenza verso un’ Europa nuova, post bellica.

Il popolo Athesino, nelle sue varie sfaccettature linguistiche, culturali, sociali, politiche originarie, doveva poter trovare armonia nel coro di diverse voci e diventare armonia polifonica, esempio europeo.

 

Mi piacerebbe con Lei affrontare ed approfondire invece i disagi del prodotto di questa convivenza.

 

Il popolo mistilingue, ancora costretto a rinnegare parte di se, le origini materne o paterne, nel dichiararsi parte di un gruppo etnico, quindi nel dover saltare una “barricata”, per passare a rafforzare un potere che si esprime spesso in opposizione politica anacronistica.

 

Anche nel mondo della scuola, l’immersione linguistica sembra contrasti il diritto dell’apprendimento nella madre lingua ( Art. 19 dello Statuto dell’Autonomia ), si ha paura dell’ “inquinamento linguistico, ma anche culturale.

Ne nasce un protezionismo linguistico, quando invece la diversità delle lingue e dei dialetti, dovrebbero essere comune ricchezza espressiva.

 

Il terrore dell’inquinamento etnico, colpisce in maniera pesante le famiglie mistilingue autoctone, colpite anche nella rappresentanza elettorale e politica, attiva e passiva. Spesso considerati traditori da ambo le parti.

Consideri che un partito “degli italiani”, non candiderebbe mai un mistilingue tedesco come espressione della propria politica, per non regalare ruoli al ”gruppo etnico opposto”.

 

Consideri che la  legge elettorale prevede che il sindaco ed il vice sindaco siano di espressione di gruppi etnici opposti e che ciò, in presenza di un forte partito di raccolta tedesco, significa vedere mettere in campo sempre forti veti etnici, laddove la SVP raccoglie in se  dall’estrema destra, all’espressione di una sinistra interna.

 

Consideri in ultimo il forte “inquinamento etnico strumentale”, da parte delle popolazioni immigrate e non autoctone ed i riflessi relativi.

 

Sarei lieto che con il Suo prezioso aiuto, si potesse approfondire anche questi temi, da Lei “lanciati” sul Corriere della Sera nazionale.

Sarebbe un passo importante per far conoscere bene anche a Roma cos’è la nostra terra Athesina e quali ancora le sua problematiche aperte.

 

Alberto Berger - laboratorio Athesis
 
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