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„Süd-Tirol non è Italia" nuovamente sul confine       

a cura di Carlo/Karl Berger – domenica 15/06/08

 

Lunedì, 16 giugno 2008

„Süd-Tirol ist nicht ltalien" nuovamente sul confine
„Süd-Tirol ist nicht ltalien" steht wieder


 

Bolzano/Brennero – Il cartello stradale con la scritta "Süd-Tirol ist nicht Italien", nel frattempo divenuto famoso, nel fine settimana è stato nuovamente innalzato. Ci informa in merito il movimento Süd-Tiroler Freiheit in un comunicato di sabato 20 giugno, dal seguente tenore: «Questo cartello, che sta direttamente sul confine ingiusto sul Brennero, è destinato ad informare i viaggiatori sul fatto che “il Süd-Tirol non è un territorio italiano”, né culturalmente, né politicamente e che l’attuale appartenenza all’Italia è avvenuta contro il volere della popolazione e con l’uso della forza».

«La realtà che dalla sua istallazione l’11 novembre 2007 questo cartello sia stato costantemente vittima della brachiale furia distruttiva da parte di raggruppamenti neo-fascisti, dimostra quanto lontano si trovi il Süd-Tirol da una distesa normalità politica..»

Il cartello serve, secondo la Süd-Tiroler Freiheit, non solo da ragguaglio sulla situazione nel Süd-Tirol alla gente non pratica dei luoghi, ma è anche divenuto “un irrinunciabile simbolo della resistenza contro il bagaglio ideologico della destra estrema”.

«Non vi sono mai state delle difficoltà con i proprietari del terreno, come dalle dicerie diffuse dai media» afferma Sven Knoll. Per cui non v’è stato alcun problema ad istallare nuovamente il cartello.. Foto: "D"

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Non spetta evidentemente a me il compito di prendere posizione di fronte alle rivendicazioni del movimento politico Süd-Tiroler Freiheit (Eva Klotz, Sven Knoll, Christian ........) e delle sue rivendicazioni di ritorno del Südtirol all’Austria.

Anche sull’episodio del cartello eretto sul confine per informare che il “Südtirol non è Italia” sono state prese tutte le posizioni del caso, a livello istituzionale, provinciale e politico e non rimane altro che attendere le inevitabili reazioni degli organi interessati e competenti.

A me sia permesso di esprimere qualche meditazione di carattere storico e turistico.

Fatto salvo l’ingente traffico commerciale, l’attraversamento del Brennero avviene in prevalenza per ragioni turistiche.

 

Scrive Hans Heiss nel suo contributo alla Rivista Storia e Regione anno IX, 2000 dal Titolo “"Si ha l'abitudine di dire Sudtirol .... "

 

« ... Il capitano di circolo (Kreishauptmann) Johann Jakob Staff­ler, topografo del "Vormärz" tirolese e autore di una geografia regiona­le ancora oggi insuperata, fece ricorso nella sua opera più conosciuta al termine Sudtirolo, sebbene in maniera tipicamente sfocata:

"Se pensia­mo al lungo e imponente versante montuoso del Brennero, che divide il corso di fiumi non secondari e che, correndo da ovest e est, taglia in due metà la regione [tirolese], possiamo senz’altro attribuire il nome di “Nordtirol” alla porzione settentrionale e di “Südtirol” a quella al di là dei monti." L’immagine di Staffler si fa più nitida non appena l'autore passa a considerare le caratteristiche climatiche e geoculturali della re­gione:

"Ai fini di una distinzione più precisa - che maggiormente si at­tagli ai concetti di nord e sud - risultano determinanti il clima e i frut­ti generosi di questa terra, specialmente le sue uve. Il sud inizia allora presso Bressanone in val d'Isarco e presso Silandro in val Venosta; la Pu­steria forma il Tirolo orientale, il Vorarlberg quello occidentale e la val­le dell'Inn - con l'alta val d'Isarco - quello settentrionale.(...)

 

                Il termine "Deutschsüdtirol" circolava negli ambienti artigiani già verso fine Ottocento. Il segretario della camera di commercio e futuro deputato del Reichsrat, Johann Angerer, stilò nel 1880 un rapporto sull"'industria locale del Sudtirolo tedesco"; parlando dei settori più minacciati dalla crisi, egli citò i fabbricanti di pipe della zona di Vipiteno, i calzolai di San Candido e i falegnami della val Gardena, disegnando così con estrema precisione il profilo dell'odierna provincia di Bolzano.

                “Deutschsüdtirol”: un marchio di garanzia per turisti e alpinisti intorno al 1890.

Ancora più significativo è l'elogio che Angerer rivolse sempre nel 1880 al "turismo nel Sudtirolo tedesco"; Venosta, Burgraviato, Bolzano-Gries, val d'Isarco e Pusteria vennero citate come le regioni pioniere del turismo locale, tracciando una linea di demarcazione tra il Sudtirolo e la parte settentrionale della regione, come anche tra questo e il Trentino.

La delimitazione del Sudtirolo quale regione turistica si fece ancora più chiara negli anni successivi. Il 20 gennaio 1889, un ristretto gruppo di albergatori, funzionari, rappresentanti del clero, commercianti ed ingegneri ferroviari, sotto la guida del medico Otto von Guggenberg, si diede appuntamento a Bressanone per discutere sulla fondazione di un "Fremdenverkehrsverein für Deutschsüd- und Osttirol" (azienda di soggiorno per il Sudtirolo tedesco e il Tirolo orientale).

L’appello elaborato dal gruppo enfatizza i vantaggi della zona: "Ghiacciai imponenti, la magia inconfondibile delle Dolomiti, le contrade lungo i fiumi Adige e Isarco, con gli splendidi castelli inseriti in un'amena cornice di vigneti, frutteti e castagneti; ulivi del sud e cirmoli del nord dividono qui la stessa terra.

I centri abitati si trovano ad altitudini comprese tra 262 m (Bolzano e Merano) e 1362 m (Brennero e Dobbiaco) e non distano l'uno dall'altro mai più di 100 chilometri in ferrovia; questa zona così circoscritta offre per ogni stagione dell'anno un'abbondanza di luoghi di soggiorno. Dove esiste un'altra terra in grado di dare cosÌ tanto?" (atto costitutivo, Bressanone, 20. 1. 1889, raccolta privata Hans Heiss).

Dietro quest'elogio al turismo del sud si celava nientemeno che una dichiarazione di indipendenza paesaggistica. La regione tra il Brennero e Bolzano, tra Resia e Prato alla Drava, vi appariva come zona omogenea dal punto di vista geografico e culturale, che racchiudeva in sé tutti gli estremi e tutti i vantaggi. L’appello considerava il Sudtirolo come un "paese" indipendente, anche se solo sub specie turistica, che si distingueva nettamente dal nord come dal sud.

Gli statuti del "Fremdenverkehrsverein für Deutschsüd- und Osttirol" approvati il 20 gennaio 1889 indicavano come bacino d'utenza i capitanati distrettuali di Lienz, Ampezzo, Brunico, Bressanone, Bolzano e Merano []...]

 Le premesse per una suddivisione del territorio dal punto di vista turistico, peraltro, erano già state poste dai tanti appassionati di alpinismo accorsi nell'area tirolese negli ultimi trent'anni. I resoconti delle esplorazioni di geografi quali Penck o Schindler, riportati nei libri, nelle riviste dell'Alpenverein e nelle popolari guide turistiche di Amthor e Trautwein avevano contribuito al diffondersi di una concezione del Tirolo come chiaramente diviso tra nord e sud.

Gli elementi di contrasto - come scrive Schindler in un suo contributo sulla "geografia culturale della zona del Brennero" (1893) - sono assai più evidenti in prossimità del valico che non "in qualsiasi altro punto delle Alpi orientali. Si avvicinano, si toccano, ma non si mescolano mai del tutto. Ecco perché ci basta superare il valico per respirare subito aria di sud, che ci viene incontro con i suoi tratti leggiadri, le colture di mirto, arance e alloro."


Quali parole più calzanti, quale studioso più autorevole per capire l’assurdità, sotto il profilo turistico, di voler dar da intendere all’ospite ignaro proveniente dal nord, che nulla cambia, che con il Südtirol non inizia lo splendore della “Sonnenseite der Alpen” del “versante solatio delle Alpi”, il clima ormai sempre più mediterraneo, preludio al “Land wo di Zitronen blühen...” ( terra dove fioriscono i limoni ) tanto amato dagli stranieri del nord  ecc. ecc.

Che oltrepassato il Brennero non inizi das schöne “Land an der Etsch und im Gebirge”/ la “terra Athesis” / la “terra lungo l’Adige e fra i monti” con la sua millenaria storia; la terra madre delle nostre culture multietniche e multlinguistiche.

La terra culla e radice delle nobili prosapie che di loro hanno lasciato traccia nelle nostre magnifiche, incastellate valli, athesine: dai Conti di Appiano-Ultimo, ai nobili di Wanga e di Enn, di Velturno, di Tures,  fino all’avvento dei Conti di Tirolo e la loro espansione nella valle dell’Inn (che oggi usurpa in nome di Tirolo).

Nò, cara Signora Klotz, cari signori Knoll e Kollmann: se amate la vostra Heimat non è proprio il caso che, al Brennero, diate da intendere che da lì in poi “non è Italia” ma ...quindi è ancora Austria.

Dite onestamente ai vostri/nostri amici che, varcato il confine, essi entrano in una Italia democratica che ha saputo riconoscere la più ampia autonoma del mondo ai suoi sudditi “tirolesi”, che stanno entrando nel “Land Südtirol“ - regione autonoma retta e governata dai Südtiroler, con poteri tanto ampi da rasentare lo stato indipendente.

Dite loro che anche qui trovano gli Schützen, le processioni al Sacro Cuore; che qui tanto i Sud-Tirolesi sono indipendenti politicamente che possono decidere addirittura di appoggiare, a Roma, con i propri parlamentari anche i Governi filo/comunisti, storicamente nemici delle autonomie dei popoli, nemici delle tradizioni religiose ecc.

Ma se invece questo mio discorso non vi convince, permettetemi un piccolo suggerimento:

Al Brennero togliete il vostro cartello “SüdTirol ist nicht Italien” e sostituitelo con uno più veritiero, più proficuo agli interessi della vostra Heimat; un cartello dalla dicitura:

 

 

Wilkommen in der democratischen Republik Italien
 
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